Singolare la storia delle recensioni ricevute da questo romanzo.
Una professoressa di Anzio lo legge e poi mi invia il suo commento. Francesca Manca l'ho conosciuta durante una vacanza a Ischia, nel periodo di Natale. Scopriamo interessi comuni per la letteratura. E quando lei viene a sapere che ho scritto dei libri mi promette che li leggerà.
Poche settimane dopo ricevo il suo gradito commento
a "I Figli del Silenzio". Eccolo per voi.
Forti emozioni in una lunga storia che abbraccia il periodo dal Risorgimento ad oggi, raccontata con eleganza e leggerezza. Nonostante l'intensità delle situazioni e dei sentimenti descritti, la fluidità del testo permette al lettore l'immersione totale nel tempo della storia e le immagini appaiono nitide, colorate come le sequenze di un film. I personaggi sono ben caratterizzati e rispecchiano nei modi e nel ritratto che ne fa la scrittrice, l'epoca descritta.
La seconda parte del romanzo si presenta come un vero e proprio giallo psicologico. Dopo la morte di don Ferdinando si preparano dei misteri circa la sua eredità. La passione per il cinema del defunto diventa un pretesto per toccare le corde più profonde dell'animo dei suoi figli in modo da far comprendere i loro errori e, volendo, porre rimedio. Costruita con grande capacità e conoscenza delle pellicole rappresentate, la scrittrice ci fa vivere la suspense di quelle ore trascorse dai figli di don Ferdinando a vedere non solo i film ma a guardarsi dentro. Un bel finale che sembra voler essere anche didascalico: aprirsi alla vita, alla parola, guardando sempre in noi stessi, imparando a non essere rancorosi ma a saper perdonare e a perdonarsi.
Una recensione inaspettata al racconto "Le dita dell'alba" tratto da questo romanzo e pubblicato da Il Messaggero (in quanto arrivato sul podio del suo concorso Donne che fanno testo) giunge in maniera indiretta nientemeno che da Paolo Guzzanti. In realtà è una mail che lui ha scritto al suo amico Professor Machì, (che gli ha fatto leggere il testo), e che lui ha poi girato a me ai tempi in cui frequentava la mia libreria, divenendone anche una sorta di appuntamento quotidiano di scambi di opinioni e preziosi approfondimenti culturali.
trascrizione
Il racconto è carino, molto verista, appena un po' eccessivo nell'aggettivazione sovrabbondante e la cura del minimo dettaglio. Però è la fotografia di famiglia degna di un buono script cinematografico. Si legge bene e velocemente con la dovuta amarezza anche se senza sorprese. Anzi, è abile la trovata di fare della non sorpresa la vera sorpresa. Non ci furono modifiche al corso ferreo delle ipocrisie e l'ordine regna comunque oltre che a Varsavia, anche ai funerali del don dal vasto addome ben fasciato di lana inglese.
Non c'è due senza tre!
Ed ecco il terzo professore, si tratta di Rocco Catalano, Cattedratico di Anestesia e Rianimazione alla Sapienza di Roma. Anche lui cliente della mia libreria, acquista il libro e mi scrive questa bellissima lettera.
trascrizione
Cara Rossana, "I figli del silenzio" mi è sembrata l'opera sua più compiuta e matura. Sono convincenti i profili umani di quasi tutti i personaggi e coinvolgenti sono le pagine dedicate alla morte di Virginia, ai tormenti esistenziali di Carlotta, allo stacco della figura del "Gattopardo" e altro ancora. Sfrondando un po' il romanzato, credo sia questa la via da seguire. Congratulazioni.
Un giorno un giovane entra nel mio negozio, chiacchieriamo un po', mi rivela che lui ama i libri di genere fantasy, distopici, insomma niente a che fare con i miei, eppure lo convinco a comprare "I figli del silenzio". Dopo qualche tempo, scrive così in una recensione Amazon
trascrizione
... ma questa signora ha uno stile ricercato, elegante, raffinato. Chi apprezza questo genere non può lasciarsi sfuggire "I figli del Silenzio", dove una storia ricca di atmosfere suggestive viene presentata in modo assolutamente ineccepibile. Buona lettura.
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